tu, nella gravità
sii lieve

Talvolta ogni cosa mi appare coperta da un velo grigio e mi sento angustiato dalla gravità, a fatica alzo lo sguardo oltre la strada asfaltata e le nuvole scure. Ma c’è sempre un azzurro che si apre smisurato attorno a me, c’è una musica nell’aria, una melodia meravigliosa e antica che so di conoscere anche se non distinguo bene. E comincio a liberare zavorra, a sentirmi più leggero, leggero come una piuma, così assieme a quelle note ci sono anch’io con il soffio di vento che porta un carro di luce e gelsomini. Certo è la mia volontà che dirige il cammino, che mi porta ogni istante a scegliere la vita, ma il carro a volte accompagna nuvole scure, a volte il disegno è troppo grande per la mia comprensione. Il soffio che riempie i polmoni non è solo aria, è cielo, immenso cielo, è ispirazione dell’Essere e sua epifania, è accoglienza del logos, di un verbo che non è mio ma in lui mi riconosco, principio di bene che unifica, armonia che governa misteriosamente i miei passi e il moto di tutte le stelle. Sentirsi parte di questo immenso affresco è meraviglioso ma impone di accogliere il mistero, di fare i conti con il caos e la morte, richiede accettazione e fiducia in una luce che viene prima e va oltre, che ci oltrepassa necessariamente. Questa grazia supera le strettoie del presente e i muri insormontabili che abbiamo innalzato noi, con le nostre paure e pretese di dominio, di controllo, con i limiti delle nostre verità sempre provvisorie: è troppo misera questa fine per un cuore così grande. Allora posso affidarmi alla mia anima, abbracciare terra e cielo, il corpo e lo spirito divino, con speranza.


(da Albe, pag. 5)


Tra i muri ereditati da verdi rampicanti 

e palazzine fresche di intonaco 

è la Dama corteggiata che attende 

assorta e misteriosa. 

I passanti spesso non si accorgono 

di lei osservando la costruzione di mattoni 

chiari e regolari, solo rimangono affascinati 

dalla luminosa verticalità delle pareti. 

Il tempio del paese è costruito pietra 

su pietra per avvicinare terra e cielo, 

alcuni si fermano sul portone a intercettare le sue voci. 

Ci inchiniamo entrando nel silenzio 

di una notte che si illumina in pieno giorno 

per darci un segno 

con la certezza che questa casa 

raccolta e immensa non può accogliere 

solo uomini.


(da Albe, pag. 7)


Con un solo movimento 

solo apparentemente insensato 

sconveniente allo sguardo ingabbiato 

nella corsa del pilota automatico 

fuoriesco dal circuito e mi immergo 

nell’oscurità della notte. 

A pochi passi dal cuore selvaggio

dalla grotta dell'anima, un primo passo

il secondo sicuro non è più sulla terra 

ma rapito da innumerevoli lumi mi sporgo 

nel disegno di immane bellezza: 

c’è qualcosa che tiene assieme                         

il coro di tutte le stelle e il battito 

solitario del mio cuore. 

Puoi chiamarlo principio primo 

legge universale, motore immobile 

puoi non chiamarlo affatto 

sempre c’è.


(da Albe, pag. 16)


Qui in questa valle 

devo ritornare a volare 

sentire l’aria tra i capelli 

e volare sulle punte dei rami, tra le case 

ma senza ali, devo vivere come un uomo 

che può camminare sopra le nuvole 

e incontra un angelo che si sorprende 

di respirare la vita, 

proprio come me.


(da Nido, pag. 35)


Se dietro questa ribalta 

se 

dietro queste scene dove svolgono 

una ad una le attività della mia comparsa 

fosse una forza invisibile allo sguardo 

ma visibile alla forma dell’anima 

che irradia 

da un centro irraggiungibile per il qui e ora 

perché apre sempre ogni possibile spazio 

e avvolge ogni cosa con il primo respiro… 

ecco, non mi stupirei affatto 

se al termine di questo ciclo 

che abbiamo chiamato così dal nostro cielo 

mi trovassi ad ammirare un nuovo giorno 

afferrando la luce che riappare 

per la coda.


(da Rebis pag. 47)


Papà, non riesco a dormire…  

Stai tranquillo, pensa alle cose belle che ti sono capitate in questi giorni.

Si, ma è difficile, a cosa devo pensare?  

Pensa a quando sei uscito a giocare in giardino, c’era il cielo limpido  

su di te e verso le montagne. Pensa intensamente e ritornerà un momento

felice, trascorso con i tuoi amici. Pensa a mamma e papà che ti vogliono

tanto bene, così allontani i brutti pensieri e con questa piccola luce ferma

che è dentro di te anche il buio diventa tuo amico, ora, ti accoglie  

e ti senti protetto. Papà, raccontami una storia… piccola, piccola…  

Va bene, poi dormi. Ti ricordi le passeggiate nell’uliveto quest’estate,  

le pietre che seguivamo sul sentiero, la siepe alta, l’entrata nel labirinto…

Sì, l’abbiamo fatto tante volte, io arrivavo sempre primo…  

Una volta ci siamo persi tra le mura altissime di rami e foglie,  

ma poi abbiamo trovato qualcosa di prezioso, che ci era sfuggito prima,

quando cercavamo solo l’uscita…Ti ricordi?  

Là in mezzo tra le pareti tutte uguali c’era una radura con una panchina  

e un piccolo ulivo, ci siamo seduti sotto il cielo azzurro e il sole scintillava

scendendo dalle sue scale… 

È vero, si stava così bene - ride - secondo me non siamo stati noi a trovare

la panchina, ci ha trovati lei …è magica.  

Già, forse è proprio così, adesso dormi… Buona notte.


(da Rebis pag. 52)


Immagina di sentire una musica dolcissima 

che sai di conoscere ma non ricordi il nome 

le note continuano a girare come una ninna nanna 

e ti ritrovi in un luogo lontano, attorno 

si raccoglie un paesaggio, riconosci quei capelli 

ondeggiare, il sorriso, il sapore di un bacio. 

La melodia appoggia sull’erba poi accarezza 

le case piccole, i comignoli, le nuvole. 

Nel giardino di albedo potresti restare sempre 

svegliarti e scoprire che il sentiero duro 

di ogni giorno è la strada maestra 

per incontrare lei.


Per chiedere info o prenotare la tua copia scrivi a: giancarlomorinelli@gmail.com

Nascente

Nasce perché i conti non tornano e non sono mai sufficienti a comprendere il mistero, nasce perché c’è mancanza di vera luce per conservare il fondo di silenzio, nasce perché il tempo non basta e gli interrogativi superano sempre le risposte, nasce perché c’è un bisogno estremo di trovare la strada e di seguirla senza cedimenti. 

Questa linea luminosa non è incisa da qualche parte sullo schermo portatile, non è fissata sul cielo come la stella di ogni giorno, ma è da rievocare costantemente inseguendo un richiamo grave di verità e insieme lieve. 

E lei ci fa entrare, se bussiamo piano.

Anche se spesso non ci accorgiamo, costretto com’è il sentiero di ogni giorno fra schermi e briglia, ci troviamo a inseguire un canto. Senza alcun movimento superiamo i muri più alti poi vediamo un fiore, lo facciamo brillare nell’essenza che permane alla sfioritura individuando in esso un principio eternante. Forse per questo possiamo pensare e pensiamo che qualcosa esista oltre il breve passaggio che ci è stato donato in vita e navighiamo con lo sguardo nell’immensità del cielo sporgendoci dietro il sipario di stelle. 

Con uno sguardo dalla fine che guarda il principio.

Non è solo un’idea, questa è la spinta oltre ciò che si può raccogliere tra le dita. C’è una forza che orienta il nostro cammino che forma l’accordo con le cose e rappresenta il bene.

È una visione che incorpora un senso, un principio che lo ha reso possibile e lo vivifica. Senza questo intervento dall’alto non ci sarebbero l’uomo, il suo interrogare, il mondo che si è creato attorno.  E ci accompagna secondo il fiato di ognuno verso l’origine luminosa che ci appartiene, che ogni tanto evochiamo nel qui e ora. 

E se possiamo viaggiare oltre i confini forse non siamo soli, forse quest’uomo è una visione che appartiene al divino. Così questa voce non rimbalza più sulle pareti ma attraversa il mio mondo e con me  può risuonare la Sua voce.

Sopra: particolare dal "Colle dell'Infinito"

PICCOLA BIBLIOTECA DELL’ANIMA è una raccolta in divenire di testi che testimoniano il contatto con un’essenza indefinibile che sempre eccede dalle scatole della mente. Anima, dal greco anemos, letteralmente vento, soffio, richiama il respiro che ci dà la vita, ma anche quel volo che ci rende liberi affrancandoci dal giogo della materia e ci pone davanti a una scelta, forse a un destino. L’anima è mediatrice di influssi terrestri e celesti, la sua attività simbolica intreccia ordine e caos ricavandone bellezza, avvicinando l’uomo allo spirito, al bene più elevato, all’armonia con la natura. 

PICCOLA BIBLIOTECA DELL’ANIMA è un progetto che accoglie autori contemporanei di poesia, narrativa, arti visive, uniti da un sentire, attratti da un Centro immutabile, fonte di luce e ispirazione. Si propone di svolgere un’attività documentativa di raccolta e catalogazione delle opere, dei protagonisti di una storia che supera i confini di popoli e culture, per conservare memoria. Condividendo questa ricerca proseguiamo un dialogo mai interrotto dai primi segni sulla pietra e sul cielo. 

“C’è qualcosa in noi più grande di noi, che viene da lontano, va oltre l’individuo e può germogliare ovunque. Lo sanno bene una madre e un padre innanzi alla nuova vita… Lo sanno tutte le persone ispirate da una passione vera che ogni giorno concretizzano un progetto, danno continuità a un’impresa, a qualcosa che offre compiutezza all’esistenza. Entriamo in relazione con la grandiosa bellezza dell’universo. E questa fiammella risplende di luce nel guscio di tenebre che la custodisce, si alimenta di una grazia immortale.



Nuovo titolo

Ronzani Editore - aprile 2022

INVISIBILE NEVE è dedicato alla continua rinascita, al venire alla luce e al buio che la precede; è l'esperienza di una luce che sempre si rinnova, che mai si spegne. È l’incontro dell’individuo frammentato con l'unità, pur nella tensione delle differenze.

E' un invito a uscire dai viali battuti, dal circuito di ogni giorno e superare una soglia, abbassando le luci abbaglianti  - se abbassi la luce fai più luce - per cogliere qualcosa di semplice e prezioso, che non vediamo anche se è sempre sotto i nostri occhi.

E' un cammino necessario tra terra e cielo, un ponte per ricomporre il corpo e l'anima guardando alla vita, non come vogliamo noi, ma come può chiedere una sorgente inesauribile di immane bellezza.


Nelle immagini. Sopra, "Persefone" - particolare, foto di Ruggero Lorenzi; sotto, a destra, particolare mausoleo Galla Placidia di Ravenna; a seguire, particolare da "Sette opere di Misericordia" di Caravaggio

Scende la neve, ogni cosa si raccoglie sotto il suo mantello, si annulla nel bianco totalizzante che nasconde il molteplice evocando una coincidentia oppositorum, l’incontro. Poi la neve scompare.

L’alba si fa dopo il misterioso viaggio nelle tenebre, da dove l’uomo si è affacciato una prima volta; il sole tornerà anche domani, giorno dopo giorno questa “eccedenza” invisibile diventa una direzione luminosa che ci guida silenziosamente: una scia dell’alba si conserva nel nostro sguardo, così, un po’ di sbieco, vediamo che la luce c’è sempre e prima dell’on-off dell’interruttore, rivelando una certezza ancestrale.

Le giornate vanno e vengono, ma a poco a poco si traccia una linea indefinita della quale diventiamo parte, e su questa strada ci incamminiamo.Ognuno si trova con i piedi sull’abisso e nella possibilità di accogliere la bellezza e superare sé stesso, pur rimanendo sé stesso. E la felicità non è mai definitiva; e la luce che ne deriva non è accecante e superba ma è la luce tenue di una consapevolezza che è fatta di giorno e di notte assieme.

Questa luce però è più forte, ci orienta e ci trascende allo stesso tempo, nell’immensità della vita. Così un semplice fiore sulla strada ci chiama alla sua fragile esistenza e possiamo riconoscere in lui il nostro volto di creature effimere, ma che possono guardare oltre l’inevitabile sfioritura. Il fiore cresce dentro, il sole sopravvive alle mie giornate e si rinnova in un sì che va oltre, perché il bene che facciamo non si consuma: c’è qualcosa in me, più importante di me, che resiste.

C’è una verità sempre oltre la mia capacità di comprendere; c’è un disegno più grande delle mie ragioni, una proiezione più in là dello sguardo richiuso nel mio mondo. Così possiamo guardare attraverso i muri, superare i confini che ci dividono, più leggeri oltre i fremiti del mondo, senza interrogativi né parole, come gli innamorati (i saggi e talvolta gli idioti). Sulla strada c’è una neve che non scompare, che non è più visibile, ma rimane.

Questa è un’indagine su ciò che non si vede, ma per magia o improbabile coincidenza riunisce il più lontano e il più vicino, il mio inferno e il mio paradiso, in una sola indecifrabile armonia di fondo (il logos eracliteo); poi c’è l’estrema solitudine dell’uomo che strilla forte la sua verità, ma più alza la voce più si trova solo, prigioniero di uno sguardo che riflette il suo sguardo, che riflette il suo sguardo… La ricerca che qui si svolge è per la parola esatta, necessaria, quella che richiede un’esistenza che si consuma e si rinnova; qui non servono parole esotiche, roboanti effetti speciali, ma è nei sentieri consumati di ogni giorno che occorre fermarsi e accogliere il lampo di eterni accordi.

Inspiegabilmente l’uomo è fatto di infinito, una sua parte imprescindibile è una sostanza invisibile, non decifrabile che sfugge al linguaggio ordinario e tecnico-scientifico, che ha a che fare da sempre con il mistero e il numinoso; è qui che la parola ha avuto origine, ed è qui che il poeta ritorna.

Questa opposizione si esprime chiaramente nei versi filosofici di questo libro e proprio in questi versi le due parti lontanissime si intrecciano, così la ricerca della via si “accorda al motore delle nuvole”, nella rivelazione poetica. Quest’angelo non vola più oltre il cielo ma sfiora le nostre mani e si sporca di polvere di vita; è tra noi, nel vissuto di ogni giorno, fatto di luce e ombra.

Il nostro cammino ci porta a contatto con le tenebre, dove anche l’ombra cerca l’incontro, perché siamo sempre laggiù, persi, disperati; e troviamo una guida, entriamo in contatto con noi stessi e con Dio. E’ un cammino dove dobbiamo rinunciare al senso che noi vogliamo imprimere all’esistenza, con tutta la gravità dell’Io, per accettare il non-senso della vita che è il senso autentico, il fuoco della vita che non si esaurisce in noi, che non si consuma, il fuoco della creazione perenne dove muovono i nostri passi.

Alcune poesie da Invisibile Neve

Cosa cercano per i viali battuti 

le ronde? Le scritte incrociate 

dalle dita, consumate dai cingoli 

dicono: di là non si passa. 


Ma cosa fanno passeri merlini 

tra le spire di recinti invisibili? 

Sui colmi antichi vegliano 

civette vigili: di là chiamano 

acrobati solitari, sfavilla 

dai camini la mia cara rondine. 


E mentre passa dall’indefinibile 

azzurro alla finestra, sono io 

a beccare lei sulla cornice 

nel buio tra le parole



Le finestre sono spalancate, non si vedono 

le isole di plastica al largo delle spiagge, 

non si vedono i grossi cavi che alimentano 

il paretaio mondiale, ma le luci 

sono ciminiere che fumano giorno e notte, 


alla sera, uno scricchiolio 

nell’aria lieve di un finecorsa, 

sento vagare la mia tristezza 

e quell’odore di allevamenti in batteria 

e non basta chiudere la finestra. 


Per qualcuno, lo sguardo si ferma 

sotto i lampioni 

tra le strade governate da algoritmi, 

per qualcuno lo sguardo si alza 

per affrontare il vuoto 

sotto i piedi, la terra che manca… 


E tutti hanno un recinto 

ma c’è chi non sa della bestia 

o non vuole sapere se è fatto di latta 

o di ovatta di cielo, c’è chi va 

ogni giorno per la stessa strada 

chi non esce mai dalla sua scatoletta 

che chiamano vita



Vedi come si impastano

le nuvole immobili di pece 

e lo scorrere limpido di un ruscello. 

Se alcuni lumi appoggiano sulla linea 

incerta del tuo cammino, tu 

raccoglili, non per schiarire la notte, 

non per paura di perderti… 

se abbassi la luce fai più luce. 


Il cielo non diventa più giusto

e più puro per accogliere uno stormo 

di angeli… ma i colombi? I barboni 

a volo raso tra tetti e panchine sanno 

che il fiore spento è lo stesso che riluce, 

ma di portare verità, forse non sono degni? 


Mille anni, millimetri, ci uniscono 

nell’abito di amore e di sofferenza: 

l’abbraccio infinito di una madre. 

Il paradiso è qui, per noi e per loro



Ai piedi del fanum 

le parole si inabissano tra le radici, 

le campane suoneranno presto. 


Scende il sole nel chiostro selvaggio, 

ancora un poco, 

ancora un poco la mia ragione 

si accorda al motore delle nuvole. 


Piove l’incanto ai miei piedi 

i colombi si preparano al volo



In questo fiore ci riconosciamo 

in simultanea percezione, una sola, 

di fragilità e grazia intramontabile 

oltre le continue sfioriture. 


In questo fiore si ritrovano gli estremi 

e la contraddizione mi appare, ora 

meravigliosa coincidenza. 

Qui ci incontriamo. 


Siamo quel puntino impercettibile 

nel cielo spalancato 

dove l’altalena, prima di cadere 

si ferma 


per lasciarci accadere



*

Ora che l’orizzonte è più basso 

e all’empireo si unisce la gloria dei sensi, 

la grazia ci sorprende 

feriti, sulla strada, 

ora che sue le ali sono sporche 

come le mie mani, sporche 

dello stesso sangue, bianche 

della neve che scende 

per una notte e poi scompare, 

nell’aria solo un silenzio resiste 

allo schianto di ogni giorno, 

e una parte di quel candore 

ora non più visibile, 

di lei rimane